venerdì 2 giugno 2017

Recensione #103 - Carry me Like Water


Oggi vi parlo di un libro che ho amato; non penso che sarò mai in grado di dire davvero cosa ne ho pensato, cosa ho provato nel leggerlo, ma ci proverò.
Di questo autore ho già letto due libri, che vi ho consigliato tantissimo tempo fa: Aristotle and Dante discover the Secrets fo the Universe e Last night I sang to the monster.

Ho approfittato di un obiettivo che mi è capitato in una challenge per leggerlo, ma io sono qui che ancora mi devo riprendere. Mandate aiuto


Casella 12. Libreria Blu

- Narrativa Contemporanea +15
- Avventura +10
- New Adult +5


Titolo: Carry me like Water


Autore: Benjamin Alire Sáenz

Data di pubblicazione: 1995

Editore: Rayo (Harper Collins)

N° di pagine: 503

Prezzo: €9,82

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Trama: This immensely moving novel confronts divisions of race, gender, and class, fusing together the stories of people who come to recognize one another from former lives they didn't know existed -- or that they tried to forget. Diego, a deaf-mute, is barely surviving on the border in El Paso, Texas. Diego's sister, Helen, who lives with her husband in the posh suburbs of San Francisco, long ago abandoned both her brother and her El Paso roots. Helen's best friend, Lizzie, a nurse in an AIDS ward, begins to uncover her own buried past after a mystical encounter with a patient.
With Carry Me Like Water, Benjamin Alire Sáenz unfolds a beautiful story about hope and forgiveness, unexpected reunions, an expanded definition of family, and, ultimately, what happens when the disparate worlds of pain and privilege collide.



"I have to get you a doctor."
"Can't I just sleep here?"
Jacob kept rocking him in his arms. "Shhhh. Shhhh. I'll carry
you."
"Like water?"
"What?"
"Like a river carries water."
"Yes-just like that."


È davvero difficile riordinare i pensieri riguardo a questo libro. Carry me like water è il terzo libro che leggo di questo autore, ed è anche una delle più belle storie che abbia mai letto.
Seguiamo svariati personaggi: Diego, un ragazzo sordo-muto che cerca di sopravvivere in El Paso, Texas; sua sorella Helen, che vive col marito a San Francisco, cercando di dimenticare completamente le sue origini; Lizzie, la migliore amica di Helen, che, durante il suo turno di lavoro come infermiera, incontra un paziente che distruggerà tutte le sue certezze sulla sua vita; Eddie, il marito di Helen, che cerca di dimenticare il passato, ma il cui passato non lo ha dimentato; Jacob e Joaquin, che sono costretti ad adattare le loro vite alla malattia del secondo, l'AIDS... E poi ancora Mary, Luz, Mundo, Tom, Rose, che cercano di sopravviere come possono, molto diversi l'uno dall'altro. Tutti questi personaggi sono legati da un filo rosso: un filo che non può essere spezzato, che li porta assieme e che cambierà le loro vite.
Forse per alcuni potrebbe risultare confusionario avere così tanti personaggi, così diversi tra loro, e con vite così diverse, ma è proprio questo il bello, no? La vita di nessuno è uguale a quella di qualcun altro, eppure ci incontriamo e cambiamo la vita l'uno dell'altro, proprio come succede in questo romanzo. Accanto a dei temi come il razzismo e l'omofobia troviamo anche quello della famiglia e dell'amore, dell'attaccamento alle proprie origini, alla vita stessa.
Il dolore si confonde con la felicità, in vite non facili ma in cui le gioie non mancano, nel ritmo della vita di ognuno.
Ed è impossibile non amare questi personaggi, in particolare Diego, che è quello che cambia e cresce di più pur restando fedele a se stesso. Ho amato anche Mundo, che pur dovendo essere un personaggio poco positivo è uno dei personaggi più importanti, che spinge Diego ad avere una vita migliore.
La rabbia di Jacob è praticamente palpabile e totalmente comprensibile, proprio come il suo dolore. Porta entrambi come macigni sulla sua anima e non riesce a lasciarli andare, proprio come Joaquin.
Helen mi è piaciuta nella sua fatica a lasciare indietro il passato e a riabbracciarlo tornando alle sue origini e alla ricerca di quel fratello che aveva abbandonato anni prima.
Forse l'unica "pecca" è stata Lizzie e il suo dono, una cosa che ho trovato strana ma che ha comunque un suo perché nella storia, e lei è anche uno dei personaggi che mi è piaciuto meno, anzi, forse l'unico.
La scrittura di Sáenz ha qualcosa di speciale, di magico, a tratti poetico, che non mi ha permesso di abbandonare questo libro in nesun modo, me lo ha reso caro proprio come la storia. Ho perso il conto di quante volte avrei voluto sottolineare alcune frasi, cosa che io non faccio mai. È uno di quei libri che ti rimane dentro, che ti porti dietro tutta la vita anche se ti dimentichi i nomi dei personaggi o l'autore, perché è ciò che ti trasmette e come ti modella che ha importanza, null'altro.
Questo libro è molto diverso da quelli che leggo di solito, molto più profondo, per certi versi, di Last Night I sang to the Monster e Aristotle and Dante discover the Secrets of the Universe, tanto che ora che l'ho terminato ho come un vuoto dentro.
Davvero, non so più cosa dire se non che ho maato questo libro, e che ora ho quasi paura ad aspettare di leggere gli altri libri che mi mancano di Sáenz...


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