giovedì 14 luglio 2016

Recensione #4: Thirteen Reasons Why di Jay Asher

Oggi ho una nuova recensione per voi... Si parla di suicidio, quindi se non è la vostra cosa....

You can't stop the future.
You can't rewind the past.
The only way to learn the secret
is to press play.
Titolo: Thirteen Reasons why

Autore: Jay Asher

Data di pubblicazione: 2007

Editore: Razorbill

N° di pagine: 288 + alcune pagine con domande all'autore

Prezzo: 8,66 E

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Valutazione:








Trama: Clay Jensen doesn't want anything to do with the tapes Hannah Baker made. Hannah is dead. Her secrets should be buried with her.
Then Hannah's voice tells Clay that his name is on her tapes- and that he is, in some way, responsible for her death.
All through the night, Clay keeps listening. He follows Hannah's recorded words throughout his small town...
...and what he discover changes his life forever.


Dunque... Ho pensato a come scrivere questa recensione. Ci ho pensato tanto. Ho letto questo libro velocemente, perché non potevo smettere di leggere.
Il suicidio porta con se uno stigma e ci impedisce di parlarne apertamente, in qualsiasi posizione ci troviamo, sia quello della persona che ha bisogno di aiuto che quella che dovrebbe ascoltare. Molte persone faticano a pensare che le persone che vogliono commettere il suicidio abbiano davvero bisogno di aiuto e non vogliano solo attenzioni. Ma, credetemi, e lo dico per esperienza persona a tutti e due i capi della faccenda, quelle persone stanno chiedendo aiuto.

A lot of you cared, just not enough. And that... that is what I needed to find out.
...
And I did find out.
...
And I'm sorry.

Per quanto riguarda la storia... Hannah si è suicidata, ma prima di farlo a registrato delle cassette in cui spiega le tredici ragioni (o meglio, persone) a causa di cui si è tolta la vita. Hannah le spedisce alla prima persona di cui parla nelle cassette, registrando anche che quella persona le deve spedire alla successiva e così via.

The rules are pretty simple. There are only two. Rule number one: You listen. Number two: You pass it on. Hopefully, neither one will be easy for you.

Le cassette arrivano anche a Clay, che non capisce perché lui sia in queste cassette, ma lo comprenderà quando arriverà il suo turno. E tutto avrà un senso. Tutto, alla fine, sarà collegato.
La vicenda è raccontata a due voci da Hannah tramite le cassette e Clay tramite i commenti e le reazioni rispetto a ciò che Hannah rivela.
Ciò che alla fine le persone coinvolte comprenderanno è che le nostre azioni, tutte quante, hanno delle conseguenze. E possono causare nelle altre persone ciò che mai ci aspetteremmo. Anche il suicidio. 
Ciò che diciamo, che sia falso o che sia vero. Specialmente se è falso ed è negativo, perché le persone ci credono di più.

Ho dato a questo libro cinque stelle perché si legge velocemente, anche se non è una lettura piacevole. Fa pensare, però, e io mi sono rivista in Hannah. Sono rimasta coinvolta emotivamente, e sono riuscita a piangere, ma solo alla fine. Alle vere ultime parole di Hannah.

I would have helped her if she'd only let me. I would have helped her because i want her to be alive.

Il problema di Clay, secondo me, è quello di molte persone. Vorrebbero aiutare, e se non riescono a farlo danno la colpa alla persona che si è suicidata. Onestamente? Quella persona ha cercato di chiedere aiuto come poteva, ma quando prendi una decisione come quella di suicidarti... Non ti fidi più di nessuno, non vuoi parlarne, vuoi farlo e basta. Sta alle persone attorno a te, se davvero gliene importa qualcosa, farti parlare e cercare di convincerti a non farlo. E Clay non lo ha fatto. E alla fine anche lui ha compreso che, anche se non era nelle cassette per le ragioni per cui lo erano gli altri, lui ha avuto una parte nella decisione di Hannah.

Io non so cos'altro dire. Penso di essermi spiegata e mi è difficile parlarne. 

Voi lo avete letto? Cosa ne pensate?

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